Akira

“Akira” 30 e lode: torna al cinema il film cult anni 80

“30 anni son passati… che mi sembrano 29…”, citando una recente battuta di Nino Frassica. Eh sì, tanti ne sono passati da quando “Akira”, uno dei più grandi capolavori della storia dell’animazione giapponese e mondiale, ha visto la luce e ha cambiato drasticamente la storia di questo settore. E no, non ci sembrano 29, ma molti molti di più, persino a chi come me lo ha visto solo molti anni dopo, come del resto credo la maggioranza del pubblico italico, e lo sembrano perché tutto, ma davvero tutto, è cambiato dopo questo film. Oggi sembra di stare in un’altra epoca dell’animazione rispetto a prima dell’uscita del capolavoro assoluto di Katsuhiro Ōtomo, anzi non sembra, è così! Lo è perché “Akira” ha segnato una svolta dalla quale non si è più potuto tornare indietro, soprattutto per noi occidentali. Dopo di esso, primissimo film (propriamente detto) d’animazione giapponese ad essere stato proiettato nei cinema italiani, non abbiamo più potuto ignorare questo sfavillante mondo fantastico e coinvolgente di personaggi e storie orientali apparentemente così lontani dalla nostra cultura, eppure a ben vedere così inaspettatamente universali e quindi anche vicini, e da essi ci siamo dunque fatti felicemente invadere in grande quantità: insomma è stato un vero big bang dell’animazione giapponese per noi! Ma anche per il Giappone stesso, e questo è avvenuto non solo per l’indiscutibile qualità dell’opera in sé, ma più che altro proprio per l’importanza storica e culturale che ha rivestito dal momento in cui ha sfondato da noi, perché il boom che gli anime hanno avuto in occidente grazie soprattutto a questo film per loro ha significato riuscire finalmente a gettare le basi di un ponte culturale tra loro e noi, come anelavano da decenni.

Dunque era d’uopo festeggiare una tale ricorrenza, quale è la prima proiezione nei cinema giappi di questo colossal dell’animazione 30 anni fa, per la precisione il 16 luglio 1988, con un evento come si deve. E quale modo migliore per farlo, se non con una riproposizione al cinema, ahinoi per un solo giorno (mannaggia…), il prossimo 18 aprile, della pellicola perfettamente restaurata e rimasterizzata, cosa che già era avvenuta anche per il venticinquennale, ma con in più ciò di cui essa davvero necessitava, ossia un nuovo doppiaggio fatto finalmente come si deve? Eh già! Perché se c’era un difetto che davvero non si poteva fare a meno di notare in questo capolavoro, almeno per noi italiani, era che durante la visione ci si doveva improvvisare interpreti di dialoghi che ascoltavamo con espressione stranita e che spesso sembravano quasi delle chiacchiere a vanvera, di cui a stento si intuiva il senso generale, senza però riuscire a capire cosa effettivamente stessero dicendo i personaggi. Insomma erano assurdi e incomprensibili. Non so chi li avesse fatti, non so di che sostanze facesse uso, ma – uuuh! – spero proprio che abbia smesso in tempo…! E anche l’interpretazione non era certo un granché, diciamocelo. Niente da dire degli ottimi professionisti che ci avevano lavorato, ma lì, per la prima volta alle prese con un vero film anime, seinen, e per di più qualcosa di estremamente complesso sotto tutti gli aspetti, non sono assolutamente riusciti a capirlo e a “entrarci dentro” e quindi a restituire una recitazione convincente, risultando assolutamente anonimi e piatti, quasi inespressivi, e mi riferisco soprattutto al protagonista principale. Non ho idea ora di chi sarà a occuparsi di questo ridoppiaggio, su queste cose vige il riservo fino alla data d’uscita, ma so che di certo faranno meglio del precedente, soprattutto a livello di dialoghi, che è quello che più conta!

Ma, per quei pochi che non conoscessero questo film, diciamo almeno le cose essenziali da sapere a riguardo. Prima di tutto la realizzazione tecnica straordinaria. “Akira” è a tutt’oggi l’unico film, che io sappia, che ha avuto una tale realizzazione così accurata, innovativa e ricca di primati che hanno fatto epoca per i tempi, e che abbia ottenuto conseguentemente un risultato finale spettacolare che forse è ancor ora imbattuto. Per la prima volta venne creata una casa di produzione apposita, esclusivamente dedicata alla realizzazione di questa sola pellicola, la Akira Commitee, che prendeva maestranze e risorse da dieci diverse case di produzione, cosicché si potesse arrivare alla cifra record per l’epoca di budget per un solo film di oltre un miliardo di Yen, che sarebbe stata inarrivabile per una casa sola. Il lavoro venne organizzato in modo preciso, coi gruppi delle varie case di provenienza che si dedicavano a specifici settori della lavorazione, tra cui uno dedicato esclusivamente alla computer grafica. Perché sì, tra i vari primati di questo film c’è anche quello di essere stato uno dei primissimi, anche se non il primissimo in assoluto, a fare uso della CGI, anche se è presente solo in minima parte, e con dei turni lavorativi alternati giorno e notte, in modo che la lavorazione andasse avanti 24 ore su 24. Poi ha giocato un ruolo fondamentale il fatto, anche questo rarissimo, che lo sceneggiatore e regista sia stato lo stesso autore del manga da cui è tratto, Katsuhiro Ōtomo, il che ha dato una continuità straordinaria tra il film e il manga a livello di contenuti e di caratterizzazione dei personaggi, anche se invece a livello di trama ci si discosta davvero molto, ma era scontato e inevitabile che fosse così, visto che si doveva condensare in un solo film una storia molto complessa di un intero manga, pur se anch’esso breve. E infine la cosa che forse più di tutto si nota e lascia stupefatti già a prima vista, cioè il realismo incredibile con cui i personaggi muovono la bocca parlando! A differenza di quanto avviene di solito con gli anime, dove semplicemente vediamo le bocche aprirsi e chiudersi velocemente, qui le movenze dei labiali sono perfettamente realistiche e ricostruite sulle parole veramente pronunciate dai personaggi nei dialoghi originali e perfettamente a sincrono. Anche questo è praticamente un unicum nella storia degli anime (mentre in Occidente lo faceva già da anni la Disney). In pratica i dialoghi erano già stati incisi dai doppiatori, quando i personaggi erano ancora sotto forma di bozza nella fase iniziale della lavorazione, per poi appunto plasmare i loro labiali in perfetto sincronismo con le battute: questa particolare tecnica è detta pre-recording. Voglio inoltre almeno citare la colonna sonora, anche questa di grandissimo impatto e successo, al punto che è stata pubblicata due volte nel corso degli anni.

Che altro dire? Ogni singolo aspetto tecnico è ai massimi livelli, una vera gioia per gli occhi, vedere per credere. Anche se lì per lì con l’uscita del film gli incassi non furono tali da coprire subito gli altissimi costi di realizzazione, con l’andare del tempo il gioco è valso bene la candela e “Akira” è diventato leggenda, uno degli anime più celebri di sempre, e ha portato notevole successo ai suoi creatori. Tanto che per anni si è pensato di farne un live action, in collaborazione tra Giappone e Usa. Ma per vari motivi il progetto non è mai andato in porto e ognuna delle tante volte che è stato rimesso in pista da vari registi o produttori ha finito per riarenarsi.

Ma un film d’animazione non sarebbe mai arrivato a tanto solo grazie alla veste grafica spettacolare. È stato invece ovviamente il contenuto a fare davvero la differenza. Dunque di cosa parla “Akira”? Cosa c’è in esso che attira tanto le persone? Beh, semplicemente di tutto di più! Ma poiché voglio che il maggior numero possibile di persone vada in sala a vederlo, soprattutto quelli che non lo hanno mai fatto e vogliono cogliere questa occasione per recuperare una tale lacuna, non voglio spoilerare tutta la trama adesso. Racconterò solo l’incipit. Siamo in una postapocalittica e distopica Neo-Tokyo del futuro, ricostruita in perfetto stile cyberpunk sulle ceneri della vecchia Tokyo. C’è stata la terza guerra mondiale, infatti, e la vecchia città è stata distrutta da una gigantesca quanto misteriosa esplosione. A spadroneggiare adesso c’è l’esercito, perché il governo è instabile e corrotto, e soprattutto imperversa una terribile crisi economica, che sta portando sempre più persone a manifestare la loro rabbia per le strade. In questo scenario decadente si muovono diverse bande di moto teppisti, dotate di veicoli futuristici, che si sfidano per il controllo del territorio. Durante una di queste sfide, tra la banda guidata dal giovane e coraggioso Kaneda e una rivale, il più debole dei suoi compagni, il giovane Tetsuo, rimane coinvolto in un incidente molto strano. A far esplodere la sua moto è un inquietante bambino con fattezze da anziano, che sembra dotato di incredibili poteri psichici. L’essere era in fuga dall’esercito, che ora lo riprende e con lui porta via anche Tetsuo, per assicurarsi che non spifferi ciò che ha visto. Kaneda si mette subito in azione per cercare di recuperare il suo amico dalle grinfie dei militari e finisce così per farsi coinvolgere da dei ribelli antigovernativi che sembrano poterlo aiutare nello scopo e che si dedicano ad organizzare attentati, in particolare da una di essi, una ragazza di nome Kei, da cui è vistosamente attratto. Nel frattempo lo scienziato al servizio dei militari si accorge, mentre Tetsuo viene curato dalla ferite riportate nell’incidente, che questi ha del potenziale per divenire uno degli esper, ossia esseri dotati di grandi poteri telecinetici, che vengono utilizzati sostanzialmente come armi. Il ragazzo viene dunque trasferito in un laboratorio segreto e sottoposto agli esperimenti del caso e in quattro e quattro otto sviluppa dei tali terribili poteri che neanche i suoi creatori riescono più a tenerlo sotto controllo. Purtroppo, però, con essi Tetsuo, che aveva sempre sofferto di un certo senso d’inferiorità rispetto agli altri e in particolare a Kaneda, sviluppa anche una vistosa instabilità mentale, che lo porta ben presto al delirio di onnipotenza. Arriva addirittura a scontrarsi in un combattimento tra esper con altri tre come lui, tenuti anche loro relegati nella struttura, tutti bambini con fattezze da anziani, tra cui anche quello dell’incidente dell’inizio. Da loro apprende dell’esistenza di un certo Akira, che sarebbe il più potente esper mai esistito. Da quel momento si mette in testa di trovarlo e sconfiggerlo, per dimostrare a tutto il mondo la sua superiorità e realizzare quindi un mondo utopico dove lui sarebbe stato venerato come una divinità, ma naturalmente non prima di aver sconfitto anche il suo rivale di sempre Kaneda. In realtà ho già detto ben più del solo incipit, quindi mi fermo qui, ma sappiate che tutto il film è un crescendo di pathos senza respiro, fino all’inevitabile confronto finale tra i due protagonisti e il disvelamento dei tanti misteri che si celano dietro il governo, l’esercito, gli esper e la misteriosa esplosione che aveva dato il via alla terza guerra mondiale anni prima, oltre che naturalmente a questa misteriosa figura, quasi divinizzata, del bambino chiamato Akira, che dà il titolo all’opera.

Ma il punto non è la trama, il fulcro sono i temi trattati in essa. A fare di questo film un capolavoro assoluto sono la rappresentazione così ben fatta, cinica e approfondita di tutte quelle questioni da sempre care al mondo dell’animazione giapponese: l’alienazione sociale, l’inadeguatezza nei rapporti con il prossimo e con la vita e la sua durezza (queste oggi spesso declinate in chiave otaku), l’emarginazione sociale, lo sfruttamento di classe, la politica, la società, l’economia, il tradimento, l’opportunismo e la sete di potere, l’utopia, il rapporto tra l’uomo e la tecnologia e tra l’uomo e il divino, e più in generale tra l’uomo e la scienza e tra l’uomo e la spiritualità, la metafisica… Insomma c’è praticamente di tutto in “Akira”. È veramente il prototipo degli anime giapponesi sotto questo aspetto, ossia ci troviamo dentro tutti i temi generalmente affrontati da essi. E infatti c’è anche ciò che sempre ci si aspetta come l’azione, il thriller, l’amore, l’avventura, l’amicizia e anche la violenza, con un bel po’ di sangue e splatter (eh sì, non è un film per stomaci deboli)…

Insomma – che dire – non lo si può davvero perdere! Se non lo si conosce, va recuperato assolutamente in quanto pietra miliare della storia dell’animazione giapponese (peraltro è invecchiato alla grande). Se invece già lo si è visto, certo non dispiacerà rivederlo e soprattutto risentirlo con un nuovo doppiaggio, speriamo più comprensibile, che aiuti a capire meglio i dettagli della storia. Non voglio aggiungere altro, io in sala il 18 aprile ci sarò senz’altro e spero davvero che saremo in tantissimi. Ci becchiamo lì al grido di “IO SONO TETSUO!”

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